Eh no caro Presidente, non mi hai convinto, e forse non era nemmeno il tuo obiettivo, ma tant’è ne approfitto per dire la mia sulla questione della professione che è stata sollevata nella riunione all’Ordine il 7 maggio.
Tu argomentavi che gli architetti devono imparare a riposizionarsi in un mercato che presenta caratteristiche diverse da quando la professione è stata istituita, cosa che hai affermato anche nella tua lettera a Opere News: insomma se noi non abbiamo lavoro dobbiamo cambiare noi! Perdona la brutalità della sintesi, ma così non giriamo intorno all’argomento.
Credo che in questa posizione ci sia un grosso errore di fondo. L’unico che per ora ci ha fotografato con un po’ di realismo è stato G. Di Vico sul Corriere della Sera quando ha parlato delle partite IVA: gente senza tutela che si impegna sul proprio, rischia, non ha rappresentazione, è irrisa dalla politica perché non è organizzata, mette a disposizione la propria preparazione, il proprio capitale, le proprie ferie, la propria malattia ecc.. Gente che lavora e produce di più dei dipendenti, perché lavora MOLTO di più.
Beh veniamo al sodo: Tu dici che non abbiamo lavoro perché non siamo in grado di organizzarci in studi grandi, non siamo in grado di interagire con il mercato ecc.
Io penso che sia esattamente il contrario (stiamo parlando evidentemente in generale, i casi specifici sono a parte) noi non abbiamo lavoro perché non abbiamo saputo tutelare i nostri interessi di categoria, e si badi bene che questi coincidono con gli interessi della collettività (il territorio e la città). Ed è in conseguenza di questo che:
- noi non abbiamo studi grandi (arrischiarsi ad aprire uno studio con dipendenti senza corposi incarichi è da pazzi),
- noi non siamo in grado di partecipare incisivamente nella gestione del territorio (appena hai un incarico fai il difficile con l’imprenditore che ti da da mangiare?),
- noi non conosciamo il mercato (?!)
- noi non ci sentiamo e non agiamo come operatori culturali (con la pancia vuota non si fa filosofia…)
C’è invece chi prosaicamente e ben organizzato ci ha portato via una fetta enorme di lavoro, diciamolo: i geometri.
Per inciso, sulle competenze professionali tra ingegneri e architetti, recentemente il TAR Piemonte ha detto qualcosa di nuovo, e cioè che è legittimo per un’amministrazione individuare degli incarichi di specifica competenza degli architetti a tutela del patrimonio storico artistico architettonico. Quindi è errato pensare che tutti i giochi siano fatti, e che tutto sia già stabilito ed intangibile.
I geometri costruiscono, pianificano, restaurano. Grazie a cosa o a chi? Perché noi dobbiamo fare gli snob e stare a guardare mentre ci portano via il lavoro? È inutile parlare di crisi dell’architettura, se l’architettura la fanno i geometri.
Chiaramente sorvolo su tutti gli altri argomenti che hanno pari rilevanza, come la rotazione degli incarichi della PA, i concorsi con requisiti di fatturato ecc, il dilemma delle procedure ecc.
Qui io voglio affrontare solo una parte del problema, consapevole che questo contributo non serve per risolvere TUTTO, ma che le competenze sono un tassello importante.
I geometri non hanno competenze urbanistiche, non possono costruire immobili superiori ad una certa cubatura, lo stabiliscono:
- leggi
- Commissione Ministeriale per l’Esame dei Limiti di Competenza dei Geometri
- Sentenze della corte di cassazione e annullamenti da parte dei Tar delle concessioni rilasciate a geometri per cubature eccedenti i limiti.
Caro Presidente Ti lancio una provocazione.
L’Ordine può intervenire nelle cause ad adiuvandum, come avete continuamente detto il 7 maggio. Allora individui l’Ordine casi concreti di incarichi dati a geometri di nuove costruzioni di cubatura eccedente i limiti ammessi e pianificazione urbanistica e con qualche collega faremo ricorso alla magistratura e l’Ordine parteciperà ad adiuvandum. (oppure possiamo proporli noi è molto facile)
Inoltre l’Ordine mandi una lettera aperta al Comune di Firenze chiedendo:
- che nei lavori pubblici gli incarichi di progettazione architettonica gestiti internamente agli uffici siano affidati ad architetti, e che i geometri possono fare, come noi, anche solo i coordinatori per la sicurezza.
- Nella stessa o in un’altra lettera chieda anche che i funzionari responsabili dei quartieri siano architetti e non geometri: è incredibile come una capitale mondiale dell’architettura come Firenze, si riempia la bocca di tutela del patrimonio architettonico e poi nel quotidiano demandi completamente ai geometri le valutazioni sugli interventi.
- Nella stessa o in un’altra lettera chieda che nei cartelli dei cantieri i geometri non possano autodefinirsi come redattori di Progetto Architettonico, che diamine!!
Questo ultimo punto è solo una boutade?
Ma gli altri ordini ci stanno attenti a queste cose: i veterinari hanno chiesto che una marca di liquore amaro cancellasse lo spot dove il veterinario dopo aver salvato un animale si faceva un cicchetto di liquore (per non far passare l’idea che i veterinari bevessero sul lavoro; i geometri (sempre loro) cosa hanno fatto (?!) se dallo spot televiso di un’azienda telefonica è stata tolta la battuta dei comici Aldo Giovanni e Giacomo che dicevano che un tal progetto non era fatto bene perché fatto da un geometra (cito a memoria perché questa battura non viene più replicata!!)
Come mai gli odontotecnici se mettono le mani in bocca ad un paziente sono denunciabili penalmente? Gli odontoiatri (laureati) si sono dati da fare, e questo è stato anche nell’interesse pubblico.
Come mai se chiedi ad un infermiere (o un tecnico delle radiografie) in un ospedale di commentarti un referto, pur capendoci, ti consiglia di aspettare il medico che solo lui è autorizzato ad emettere referti?
Non ci occupiamo anche noi di salute pubblica? Ha o non ha rilevanza sociale e collettiva la gestione e la creazione del patrimonio architettonico e la pianificazione del territorio e tutela del paesaggio?
Per inciso ho tanti amici geometri con cui collaboro e che sono molto preparati ma questo non è un attacco personale, vorrebbe essere solo il tentativo di ripristinare regole oggettive.
Poche cose molto concrete, si possono iniziare a fare?
Un cordiale saluto
Mario Perini
condivido e sottoscrivo parola per parola.
RispondiEliminail testo potrebbe costituire la base per ogni futura discussione in sede di Ordine fiorentino.
eva
Secondo il mio parere, con questa lettera che spero sia arrivata anche al destinatario principale, è stato colto il senso che dovrebbe avere la prossima riunione del 27 maggio all'ordine. Giocando con le parole mi sembra proprio un ordine del giorno perfetto da sottoporre a tutti i colleghi. Bravo Mario.
RispondiEliminaBravissimo! Sono perfettamente d'accordo e sottolineo che non si tratta affatto di un attacco personale alla categoria geometri ma di un tentativo di ripristinare le competenze: il concetto che così come noi dobbiamo continuare ad avere bisogno di loro (e degli ingegneri, e dei geologhi, e degli impiantisti ecc ecc), loro (tutti) devono iniziare ad avere bisogno di noi! complimenti.
RispondiEliminacolomba
tutto giusto! ovviamente il problema non è solo dell'ordine di firenze, ma dell'ordine italiano: la distanza fra noi architetti e chi ci deve difendere e garantire è grande. se essere in tanti è purtroppo, per la professione, una croce, possiamo però usare il fatto di essere un bel numero per far meglio sentire la nostra voce.
RispondiEliminalian
Direi che è tutto talmente ben strutturato che non si può non fare i complimenti. Volevo poi dire che forse, essendo queste problematiche figlie di colpe che abbiamo noi e solo noi architetti, è giusto solo guardare avanti senza recriminare. Partire appunto da qui.
RispondiEliminaguido
MI viene di fare un ulteriore proposta: Il consiglio dell'Ordine potrebbe fare una circolare ai comuni della provincia per ricordare le competenze delle professioni citando qualche sentenza del Tar.
RispondiEliminaMi sembra un modo civile e preventivo di esercitare una moral suasion nei confronti delle istituzioni.
mario perini
I geometri ormai ufficialmente, con il consenso dei privati, ma soprattutto delle P.A. ed enti pubblici, svolgono - abitualmente- incarichi di loro NON competenza ed appartenenza. Progettazione e Ristrutturazioni di edifici a piu' piani, consulenze in ambito strutturale,etc. Non ultimo, sono chiamati, quali C.T.U. dai Giudici nei Tribunali, per le questioni sopra citate .. con esiti scellerati. La colpa non è loro, s'intende.
RispondiEliminaViviamo in una società dove "tutti fanno tutto". E guai a dire qualcosa!
Considerazioni più che condivisibili, ma il pericolo è essere facilmente portati a considerare quella delle competenze la via maestra.
RispondiEliminaPunto su cui in apertura si soffermava anche Mario Perini, peraltro.
Essere un gruppo significa mettersi in grado di elaborare una strategia ampia, nella quale tutti i firmatari contribuiscono, si riconoscono, crescono.
Ritengo quindi che primaditutto venga la consapevolezza della situazione in cui ci troviamo; quindi invito tutti a ragionare su queste cose, la cui articolazione si riconnette a punti che riterrei fondanti:
1. Il contratto scritto obbligatorio per i liberi professionisti architetti che deve riportare il dettaglio delle prestazioni richieste dal cliente, la somma pattuita per ogni prestazione e tempi definiti di pagamento, compreso l'ammontare delle spese e delle clausole accessorie. ovviamente senza un contratto scritto l'incarico deve considerarsi nullo;
2. Le scadenze di pagamento devono prevedere la possibilità per il professionista di appellarsi al Giudice del lavoro, come previsto per i lavoratori dipendenti. Si tratta infatti di una vera e propria causa di lavoro che deve avere la precedenza, dato il rischio e il danno corso dal lavoratore autonomo che non riceva il giusto compenso. Questo vale sia per il cliente privato che per il cliente pubblico, che non potrà più richiedere speciali privilegi rispetto al privato;
3. Abolizione degli studi di settore per gli architetti (che vengono determinati così come predisposti e previsti sentito il parere degli ordini professionali con riferimento alle teoiche tariffe minime obbligatorie);
4. La rappresentanza dei professionisti deve essere finalmente ad iscrizione volontaria come per i lavoratori dipendenti, senza alcuna commistione con la tutela dell'interesse pubblico generale come avviene oggi. la tutela degli interessi pubblici rilevanti deve essere affidata ad enti "super partes" finanziati dalla collettività;
5. Devono essere previste e quindi riconosciute le società multi-professionali a responsabilità limitata senza obbligo di iscrizione all'Ordine ed alla Cassa di previdenza privata, per i professionisti che operano al loro interno in forma di impresa. Nessun vincolo per attività miste anche con professionisti non iscritti agli Ordini;
6. Distinzione fra i ruoli (e quindi le competenze) tra i TECNICI (ingegneri, periti, geometri etc., etc.) e PROGETTISTI (architetti) come avviene in tutti i paesi dell'Unione Europea e ridefinizione dei ruoli e dell'imparzialità della Pubblica Amministrazione nel gioco della concorrenza fra professionisti.
I professionisti pubblici dipendenti, peraltro, devono essere definitivamente interdetti dallo svolgere libera professione in forma anche non palese in collaborazione con studi privati, perchè violano il principio di libera concorrenza, stante il loro ruolo privilegiato all'interno della pubblica amministrazione.